Matera, la città dei sassi

8 de noviembre de 2010 | Por | Categoría: Viajes

por Fernando Caballo
Il nome Matera è, come per gran parte delle città, di origine incerta. L’etimologia più accreditata, sembra ricondurre alla voce meta o mata, assai diffusa nell’area meridionale, che significa ‘mucchio, cumulo, collina, altura sassosa’ e, quindi, ‘Sassi’.
Matera porta i segni di una storia lunghissima, che comincia dall’età della pietra. A pochi chilometri dalla città, nel territorio di Altamura, in un anfratto della Murgia, di recente è stato trovato uno dei più antichi scheletri umani. È scontato, del resto, che, dove ci sono caverne naturali, ci furono quasi sempre i cavernicoli.
Presso Murgia Timone e Murgecchia, e non solo lì, l’archeologo materano Domenico Rìdola trovò chiari segni di villaggi paleolitici e neolitici. Percorsa e occupata da continue immigrazioni di popoli provenienti dall’Oriente, la città conobbe anche gli insediamenti dei Japigi, degli Osci, dei Peuceti, dei Lucani. Poi arrivarono i Greci, i Romani, i Goti, cacciati dall’esercito bizantino, guidato da Belisario. I Bizantini, a loro volta, si scontrarono con i musulmani, passando per vicende alterne. Fra questi contrasti, che erano anche di religione e di cultura, s’inserirono i Longobardi, finché su tutti presero il sopravvento i Normanni, che erano portatori, per volontà del papa, di un progetto di unificazione e cattolicizzazione del Sud.

Matera, caduta anch’essa sotto il dominio normanno, fu di volta in volta, nel secolo XI contea di Guglielmo Braccio di Ferro, di Roberto il Guiscardo (1064) e di Roberto dei Loffredi (1080). Ai Normanni seguirono gli Svevi di Federico II e di Manfredi, sconfitti e cacciati, nel 1266, dagli Angioini di Carlo I. Matera, che faceva ancora parte della terra d’Otranto, cioè era parte integrante della Puglia, veniva assegnata a Filippo, principe di Taranto (1295), figlio del re Carlo II. Nei decenni successivi passava per le mani di Ruggero Sanseverino (1374). Dopo essere stata terra demaniale, tornava sotto i Sanseverino e quindi, sotto Giovanni Antonio Orsini. Diventò un’altra volta terra demaniale sotto gli Aragonesi. Tale era al tempo della discesa di Carlo VIII. Ferdinando I d’Aragona, però, la consegnava ad un feudatario di nuova estrazione, il conte Giovan Carlo Tramontano, di cui i materani si liberarono con la rivolta del 29 dicembre 1514. Insediatisi stabilmente gli Spagnoli nell’Italia meridionale (1504-1707), dopo essere stata feudo di Ferrante Orsini, duca di Gravina, la città di Matera riacquistava la sua demanialità.
Nel 1663, essendosi istituita la Provincia di Basilicata, e non contando questa su un centro che potesse fare da capoluogo, Matera fu distaccata dalla Puglia e annessa alla nuova Provincia. Diventata sede di importanti uffici, ebbe un notevole sviluppo economico-sociale e, quindi, urbanistico. Si venne a costituire, allora, il centro storico sei-settecentesco, rimasto pressoché integro fino al giorno d’oggi.Cacciati gli Spagnoli, insediatisi gli Austriaci e arrivati i Borboni, nel 1735 Matera riceveva la visita del re Carlo III, alla cui casa si dimostrò presto legata, sì da esserle fedele anche in occasione della rivoluzione del 1799. Nel 1806, anche per punirla di questa sua fedeltà, il nuovo governo francese, con decreto di Giuseppe Bonaparte, la privava del ruolo di capoluogo della Basilicata, a vantaggio di Potenza. Anche per questo motivo, durante il Risorgimento, Matera mantenne una sostanziale fedeltà alla casa borbonica, partecipando poco attivamente al movimento liberale e unitario. Compiuta l’unità d’Italia, mentre in primo piano veniva la questione sociale, Matera, con la sua organizzazione ancora
feudale, diventava simbolo della questione meridionale. Cominciava un periodo di agitazioni sociali, che interessò la città fino all’avvento del fascismo. Notevole fu la figura del “monaco bianco”, evangelico, agitatore e organizzatore della plebe contadina.
All’indomani dell’instaurazione del regime fascista, nel dicembre del 1926, la città veniva promossa al ruolo di secondo capoluogo di provincia, dopo Potenza, che era anche capoluogo di regione. Questo non impediva alla città di insorgere contro il fascismo e contro i tedeschi, prima città d’Italia a farlo, il 21 settembre 1943. Si meritava, perciò, la medaglia d’argento al valore della Resistenza.
Tornata la democrazia, si riaccendevano i contrasti sociali, che avrebbero portato alla riforma agraria e ad un ricco fermento culturale. Matera, da Carlo Levi, come si è già detto, veniva assunta al ruolo di “capitale dei contadini”, contrapposta a Roma, “capitale della borghesia”. La rinascita, però, avveniva in modo distorto, come del resto in tutta l’Italia meridionale. L’emigrazione colpiva soprattutto i contadini. Della città si appropriava proprio la borghesia
impiegatizia, spesso proveniente dalla provincia. I contadini non emigrati, se non diventavano dipendenti pubblici, cambiavano attività, anche perché allettati da una casa popolare, assegnata in seguito alle diverse leggi sul risanamento dei Sassi (L. n. 619/1952; L. n. 299/1958; L. n. 126/1967; L. 1043/1971). Con queste leggi si svuotavano gli antichi quartieri, ove, a metà degli anni Cinquanta, risiedevano poco meno di ventimila abitanti. L’intervento massiccio dello Stato, peraltro, faceva di Matera una città costruita con soldi pubblici, e quindi fuori di
ogni criterio di selvaggia speculazione. Questo spiega il suo carattere arioso, a volte civettuolo, segnato da una insolita presenza di ampi spazi liberi, anche se non sempre verdi, a motivo di una cura spesso disattenta.
Oggetto di grande attenzione da parte della cultura d’avanguardia degli anni Cinquanta, anche straniera, sede di grandi inchieste sociologiche, il ruolo e la vivacità della città sono andati, successivamente, sempre più appannandosi, anche a seguito – bisogna dirlo – dell’ istituzione della Regione, che ha visto una graduale spoliazione del tessuto burocratico di essa, senza che, in compenso, si sia formato un consistente apparato produttivo. Ma già ci sono segni di ripresa. Molte speranze sono riposte soprattutto su un augurabile grande sviluppo turistico-culturale, cui sembra essere una buona premessa il suo inserimento, nel 1993, grazie ai suoi Sassi ed al prospiciente altopiano murgico, nel patrimonio internazionale UNESCO.

PARCO DELLA MURGIA MATERANA

Con i suoi 8000 ettari, il Parco della Murgia Materana è sicuramente tra i parchi regionali più piccolidella nostra penisola.L’area protetta in questione si estende nei territori amministrativi dei comuni di Matera e Montescaglioso e guarda, ad est, verso la provincia di Taranto, a nord, verso la provincia di Bari. Il Parco è dunque posto al confine con la Puglia, che fino al 1663 lo aveva inglobato, insieme con la vicina Matera, nella cosidetta Terra d’Otranto.
La sua superficie, pur se limitata, custodisce tesori naturalistici, paesaggistici e artistici di rilievo che fanno di questo parco regionale uno scrigno di potenzialità ancora in gran parte inespresse. Basti pensarealle 923 specie floreali che rappresentano ben un sesto dell’intera flora nazionale.
La murgia(dal latino murices cioè roccia) è una delle sue caratteristiche salienti così come le sue gravine,burroni scavati nel corso di milioni di anni dall’acqua. Le chiese rupestri, presenti in gran numero nei villaggi rupestri scavati lungo i fianchi delle gravine e nei
valloncelli ad esse tributari, rappresentano un motivo in più per visitare l’area protetta.
Scavate in luoghi selvaggi e remoti, dove la natura ancora oggi regna incontrastata ed in un arco di tempo che va dal VIII sec. al XIX sec. sono impreziosite da affreschi che, in molti casi, risentono di evidenti influssi bizantini.
Nelle zone un più antropizzate del parco ritroviamo testimonianze della sua storia più recente: le masserie, in qualche caso fortificate, che offrono scorci pittoreschi di un mondo di contadini e pastori oramai scomparso e le cave di calcare e calcarenite, alcune delle quali ancora in funzione, testimonianza di una fiorente attività estrattiva a partire dal XVII sec.
Affascinanti storie di briganti animano ancora oggi le contrade più remote del Parco, luoghi selvaggie difficilmente raggiungibili che negli anni del Brigantaggio sono stati rifugio di briganti e deliquenti d’ogni sorta. Completano l’offerta del “cosa fare e vedere” nel Parco della Murgia Materana i due centri visita, il Centro visita di Iazzo Gattini – Masseria Radogna, situato sulla murgia Timone a due passi da Matera e dov’è attivo anche un centro di educazione ambientale ed il centro visite e di educazione ambientale di Montescaglioso, localizzato nei locali dell’abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo.

SASSIEMURGIA E LA PROMOZIONE DEL TERRITORIO

Sassiemurgia è un associazione culturale nata da un’ idea di Luca Petruzzellis, giovane guida turistica materana che da anni profonde grandi sforzi per valorizzare e promuovere il proprio territorio. Il modo migliore per promuovere un territorio è svelare le sue meraviglie. Passo dopo passo. SassieMurgia lo fa tramite un’ampia gamma di itinerari alla scoperta dei Sassi e della vicina area protetta, il Parco della Murgia Materana, avvalendosi della professionalità di guide turistiche ed escursionistiche abilitate dalla Regione Basilicata. Sono gli Itinerari del Passato, della Fede, dei Sensi e della Notte, oltre ad originali proposte per le scuole, per soddisfare al meglio le molteplici esigenze ed i gusti dei visitatori.

Itinerari del Passato
Sono gli itinerari concepiti per chi ama la storia, i costumi,le tradizioni, in una parola la civiltà di un popolo.

Itinerari dei Sensi
Sono itinerari “insoliti” per chi ama le alternative originali. Ideali per chi ama gustarsi il proprio viaggio con tutti e cinque i sensi.

Itinerari della Fede
Ideali per chi sa coniugare fede e un pizzico di avventura in una terra densa di spiritualità.

Itinerari della Notte
La sola luce della luna li rischiara nelle notti di luna piena. Romantici e tenebrosi, sono perfetti per chi ama le atmosfere silenti della notte e per coloro che amano unire enogastronomia ed aspetti storici, culturali e artistici di un territorio.
Gli Itinerari della Notte hanno riscosso un notevole apprezzamento da parte del pubblico e deimass media locali e, in qualche caso, nazionali. Articoli, commenti e recensioni sulle edizioni 2008, 2009, 2010 sono presenti su www.sassiemurgia.com nel menù “scrivono di noi”.

Proposte scuole
Si tratta di itinerari, percorsi scoperta, laboratori pensati per le scuole: un ampio ventaglio di proposte in grado disoddisfare le aspettative e i desideri degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. L’impegno dei soci è inoltre rivolto a tutte le altre attività che integrano e potenziano la promozione del territorio e delle sue peculiarità:

1. educational tours e attività di divulgazione dirette agli operatori del settore turistico-culturale italiano e straniero

2. promozione del territorio: on line tramite web advertising (campagna pubblicitaria on-line, registrazione ed inserimento in portali tematici, web communication), Email Marketing (email e newsletter) ed il costante utilizzo dei principali social network (Flickr, Youtube, Twitter, Myspace, Facebook). su cataloghi, riviste e giornali di settore.

3. degustazioni di prodotti tipici in collaborazione con le aziende enogastronomiche locali.

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